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Scritto da Francesco Murana
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venerdì 30 ottobre 2009 |
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"Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel Tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? ". Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? ". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più". ". Oggi, caro diario, desidero iniziare con questa citazione del Vangelo di Giovanni perché ho bisogno di una luce per affrontare tutto ciò che ci accade intorno e che ha il potere di trasformarci, di frastornarci, di accecare il nostro modo di guardare le cose, compresi i peccati degli uomini e le storture di questo mondo. Le storture dell’Italia in cui stiamo vivendo. Nel medioevo, in alcune zone dell’Europa esisteva come pena la DERISIONE, cioè la distruzione dell’immagine pubblica di una persona. Era una pena legata a reati non degni di morte né di detenzione ma meritevoli di punizione. Lo strumento di derisione-distruzione dell’immagine pubblica era la gogna: Il condannato veniva pubblicamente incastrato testa e mani tra due legni e lasciato lì: allo sberleffo, alle ridacchiate, agli insulti ed agli sputi dei paesani. Non di rado gli abbassavano i pantaloni e gli cospargevano le natiche di pece con aggiunta finale di penne di gallina. Dopo un trattamento simile vorrei vedere se hai il coraggio di restare in loco… Ma era il Medioevo…(epoca considerata "buia" da certa intellighenzia di parte): Oggi (visto che il villaggio è globale) la gogna è quella mediatica; quella che si consuma nei telegiornali, nelle trasmissioni, sui giornali. E, le penne, non sono più di gallina ma penne di giornalisti. Mi riferisco ai cosiddetti ultimi scandali, quelli che hanno interessato Boffo (ora ex direttore di "Avvenire") e di Marrazzo (ora ex Governatore della Regione Lazio) messi a disposizione del popolino che può ridacchiare e sputare su di loro e sui loro errori; esattamente come si usava nel "buio" Medioevo. Non mi piacciono gli sbagli di cui questi due signori sono stati accusati. Ancor meno però mi piace, anzi, mi fa schifo, come la loro vita, il loro nome e la loro dignità siano stati letteralmente maciullati e, senza possibilità di riscatto, definitivamente bollati e sacrificati sull’altare di schifosissimi giochi di potere. Oggi, in quest’Italia si gioca al tritacarne… occhio! Perché è un gioco molto pericoloso: Uno che se ne intende ha detto: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra". |
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Ultimo aggiornamento ( martedì 03 novembre 2009 )
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Scritto da Francesco Murana
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giovedì 29 ottobre 2009 |
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"L’uomo si è sempre difeso. Sempre. Si è difeso dagli altri uomini, dalla natura; ed ha costantemente violentato la natura. Il risultato è una civiltà basata sulla forza, la sopraffazione, la paura, la dipendenza. Tutto ciò che il nostro progresso tecnico ci ha portato è un po’ di comodità ed un più alto standard… e strumenti di violenza per mantenere il potere. Siamo come selvaggi. Usiamo il microscopio come se fosse un manganello… no, anzi, peggio: i selvaggi hanno più spiritualità… appena facciamo un’importante scoperta scientifica noi la poniamo subito al servizio del male… ed in quanto allo standard di vita, una volta un saggio disse che il peccato è tutto ciò che non è necessario. Se questo è vero, allora tutta la nostra società è basata sul peccato. Sul non - necessario. Ci siamo creati una spaventosa disarmonia, uno squilibrio –per così dire- del nostro sviluppo materiale e quello spirituale. La nostra cultura è inadeguata. La nostra civiltà è fondamentalmente sbagliata figlio mio. Tu mi dirai che gli uomini dovrebbero studiare il problema e trovare –tutti insieme- una soluzione. Certo, si potrebbe fare se non fosse tardi. Già; troppo tardi. Dio… sono così stanco di queste chiacchiere… parole, parole, parole… Bah! Ora hai capito cosa voleva dire Amleto? Era stanco di tutti i ciarlatani… e lo sono anch’io… Ma perché dico queste cose? Se solo qualcuno smettesse una volta di parlare, una volta tanto cominciasse a fare qualcosa… o almeno cercasse". (Dal Film "Sacrificio" di Andrei Tarkovskij. Svezia 1986: monologo del personaggio Alexander, filosofo che non sa cos’è la vita ma che vorrebbe vivere). "È che l’amore è una parola strana; vola troppo. Andrebbe sostituita… non sarebbe meglio chiamarlo "La Cosa?"… potrebbe diventare più concreto. All’inizio Gabriella l’amavo, certo, all’inizio ho sempre amato… voglio dire che ho avuto degli attimi intensissimi, che al momento sembra ti lascino dei segni profondi, importanti… ma "La Cosa" non è questo; o meglio, non è solo questo: "La Cosa" è trasformazione, percorso, crescita insieme. È un patto di sangue stipulato tra due persone e forse, prima ancora, dal destino. "La Cosa" è l’Amore. Ma no, è un’altra qualità dell’amore… una qualità che non rimpiange gli attimi perché diventa la vita… Non so se avrò mai la fortuna di farlo questo patto… Forse ci vorrebbe un uomo… Cento volte ho provato a cambiare, a cominciare daccapo, a "reincarnarmi", ma… mi sono sempre reincarnato senza di me… Ecco… senza aver avuto una realtà, io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi. Ci sarà senz’altro il modo di fare "la Cosa"; altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini, degli involucri, mai persone… Magari dei personaggi, simpatici, affascinanti, mai persone… Ma se è così, l’amore non sarà mai materia… terra…"Cosa"… Sarà sempre una parola che vola, una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza…" (Il Grigio, primo atto. Di Giorgio Gaber, 1989). Ora, dopo aver citato questi due colossi, io, secondo te, cosa dovrei inventarmi? Nelle parole di Alexander ed in quelle di Giorgio Gaber vibra un bisogno, un’attesa, un anelito che guarisca questa mediocrità, questa malattia umana che abbiamo: l’incapacità di essere e quindi di saper amare. Alexander e Gaber mi sembrano essere in un atteggiamento di profonda onestà: non stanno lì, a giocare con le parole, vanno al dunque. Alexander dice chiaramente che la nostra società è vuota e mostruosa; così mostruosa che sa indossare maschere di solidarietà ed altruismo senza rinunciare alla mostruosità. Gaber, come un novello Diogene, cerca un uomo che sia capace dell’Amore… Ma entrambi dicono che per saper vivere e saper amare, prima…bisogna imparare ad essere. Qui si inserisce il Cristo quando ha la pretesa di dire: "Io sono la Verità, la via, la vita: Amatevi come io vi ho amati". |
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