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Qoelet 13, 1-11
Scritto da Francesco Murana   
mercoledì 13 maggio 2009
Qualche tempo fa, rileggendo il Libro di Qoelet, affascinato dalle sue immagini così esistenziali ma, ad un tempo, così pieno di poesia, ho avuto desiderio di scrivere qualcosa che ne ricalcasse il linguaggio, i concetti, l’umore. La voglia di giocare con le parole e con le immagini, un occasione anche per dare spazio a quei malumori che ci accompagnano quando abbiamo il coraggio (o il cedere alla debolezza, chissà…) di fermarci e di riflettere. Mentre ti invito a leggere il Libro di Qoelet (a mio avviso fantastico e profondissimo), caro navigante, ti offro questo testo: Qoelet si conclude con il dodicesimo capitolo… mi sono permesso di continuare. Se poi qualcuno vuole scrivere un suo capitolo, lo mandi al Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo e lo pubblicherò (naturalmente se non è orrendo).

      Qoelet  Capitolo 13

1 La rosa ha perso i suoi petali

si è spezzata la briglia del cavallo

ed ora fugge via da te.

2 Gira a vuoto la chiave nella serratura

non si potrà né uscire né entrare.

Si è versata la brocca dell’olio

mentre il vento soffia la farina sulla strada.

3 Si son seccate le radici della palma

mentre cercavano la vena delle acque.

Vanità delle vanità dice Qoelet

e tutto è vanità.

4 Lo stolto ed il saggio hanno la stessa sete.   

Entrambi hanno generato figli

che ora sono lontani:

ora che la fiamma della lucerna è tenue

e consumato il crine del giaciglio

ora che la tegola non è al suo posto

ed il tarlo ha corroso il carro.

5 Lo stolto ed il saggio hanno le stesse lacrime    

lo stesso fastidio per i rumori della festa:

passi di danza, voci di musica

che illude solo chi ancora non sa il pianto.

6 Lo stolto rimpiange le bevute

e le risate grasse degli amici

il saggio medita la vanità e l’inganno

e l’illusione

guardando l’impronta del sandalo segnata sulla polvere:

traccia di un passo breve

e svelto e inconsapevole

che parla di qualcuno che è passato.

7 Non c’è virtù né colpa in questo andare,

in questa polvere segnata da chi va, chissà poi dove.

8 Quando tutto sarà capovolto

la verità ingoiata dal dubbio

e la menzogna proclamata in piazza

lo stolto pascerà la sua stoltezza

mungerà la capra che ha allevato

e gusterà il latte della propria stupidità.

Vanità delle vanità dice Qoelet

e tutto è vanità.

9 Sento pesante il fiato

e manca l’appetito

mentre il cavallo torna alla stalla ma…

è troppo tardi.

Scesa è la notte e con essa

il tempo del riposo

Mentre il ricordo e lo sbadiglio

Si sposano nella penombra

10 Il gufo guarda ciò che tu non vedi

e che mai vedrai

apprezza l’avvoltoio la carogna abbandonata

mentre un bambino parla con la luna

torna la lepre seguendo il suo sentiero.

11 Ogni cosa segue la sua traccia.

Vanità delle vanità dice Qoelet

e tutto è vanità.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 13 maggio 2009 )
 
Il "Luogo di Dio"
Scritto da Francesco Murana   
mercoledì 13 maggio 2009
 

Caro diario siamo ormai nel bel mezzo di maggio (mamma mia come corre il tempo) ed i giorni, in Parrocchia sono scanditi dalla preziosa preghiera del rosario. "Il Salterio del popolo" l’ha definito qualcuno, con quel suo modo di riassumere i momenti più significativi che hanno legato il mistero del Cristo Incarnato al mistero della redenzione dell’umanità.

Non a caso, in questi due apici, Maria è presente e protagonista: è la Madre nell’Incarnazione che noi festeggiamo nell’Annunciazione e della Nascita (il 25 marzo ed il 25 dicembre) ed è la Madre ai piedi della croce, Madre con dolori ben più grandi del parto perché, se è vero che un figlio fa dolore quando nasce, ben più grande dolore fa un figlio che muore. Soltanto da un punto di vista umano già questo mi basta per chinarmi davanti a Lei ed alla sua vita.

Ma se poi ho il coraggio di andare oltre ai fatti e seguirne la tessitura… 

Maria è la donna del "SI" che la esponeva alla condanna della Legge di Mosé: non si può restare incinta prima del matrimonio.

E se anche Giuseppe si offre alla fede in qualcosa che è più grande di lui e di Maria stessa, mi immagino che non altrettanto ha fatto la gente del villaggio: chissà quanti pettegolezzi, quanti giudizi affrettati e notizie gonfiate per snellire la monotonia di un villaggio banale come Nazaret.

Ma la verità era ed è un’altra e neanche così complicata da capire: La storia precedente è già segnata da gesti misteriosi che vengono direttamente e gratuitamente da Dio: Un Dio che ama qualcuno e quell’amore –gratuito- diventa icona di un amore che abbraccia tutti.

Dio gratuitamente si affeziona ad Abramo e gli fa promesse enormi che passeranno attraverso il figlio Isacco.

Dio sceglie Giacobbe nonostante sia una persona imbrogliona e scorretta (Dio ama il peccatore nonostante il suo peccato).

Dio sceglie Mosé come guida per la liberazione del suo popolo e lo manda, nonostante sia "impacciato di lingua" (balbuziente?) a parlare con il Faraone .

Dio preferisce Davide, il figlio scartato dal padre, e lo fa Re d’Israele. E, nonostante i suoi peccati dice di lui "Uomo secondo il mio cuore".

Ma, per farla breve, Dio già amava Maria.

Ma di un amore che in niente assomigliava agli amori precedenti.

Questa volta pensava non a qualcosa da promettere, da dare, da fare, un incarico o chissà cosa.

Questa volta, con questa piccola donna, i suoi pensieri andavano oltre ogni possibile pensiero umano, qualcosa che, per tanti, è troppo grande da credere perché guardano da una prospettiva sbagliata: Guardano "in grande" ed invece Dio passa per le cose piccole, apparentemente innocue; come nascere, appunto.

Ognuno che viene alla luce ha bisogno di un grembo dove germinare e di un luogo dove stare:

Vuoi tu, Maria, essere il grembo per Me, il Luogo dove io posso stare? Maria ha detto "Si…".

 

E così è diventata Madre, Sposa, Casa, Sede, Luogo della Presenza di Dio tra gli uomini, Arca della Nuova Alleanza che porta dentro di sé la Legge dell’Amore di Dio.

È diventata ed è qualcosa che va oltre ogni nostra più alta comprensione: è Tabernacolo; è Santuario che custodisce in sé l’Unico Sacro.

Davanti a tutto ciò cosa posso io balbettare? Io mi inchino davanti a Lei e la onoro perché Madre di Colui che "ha parole di Vita eterna", le uniche capaci di scuotere la durezza del mio cuore ormai così smaliziato da non voler più chiacchiere intorno… Ho solo voglia di stare con voi e ringrazio Dio per avermi dato il tempo di fermarmi a guardarvi.

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 13 maggio 2009 )
 
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