LE CANZONI DI FRANCESCO MURANA
Senza illusioni ma con ogni forza possibile all’umano. Così Francesco vive. E così canta nei suoi testi, nelle sue canzoni.
Quando lo senti parlare, quando hai la fortuna di stargli un poco vicino, ti investe una sincerità rude che a poco a poco si stempera nel sorriso di quel bambino che «riascolta al voce del mare»[1], una voce che per lui –nato sulle lagune del Mediterraneo occidentale- è la vita stessa, intrisa di lontananze, ritorni, distanze.
Quelle distanze che stanno «tra le cose come sono e come le vediamo»[2], tra i sogni e la necessità, tra il cielo e il nero, tra l’amore e il fondo inestricabile dei cuori, tra il vibrare di un desiderio di gioia e il pulsare dei giorni concreti del mondo.
E quindi persino ad Ulisse –nella splendida trilogia dedicata a lui, a Penelope e a Telemaco- accade alla fine di ammettere di aver «sempre perso se guardo ai battiti del mio affanno»[3].
Ecco, la forza di questi canti sta anche nel riuscire a intuire ciò che è nascosto nel mito, le pieghe di silenzio e d’errore celate nei corpi gloriosi degli antichi racconti. Una forza che sta nell’intreccio fra il tempo favoloso delle antiche età e il presente, fra il passato recente di tragedie singole e collettive e una lucida speranza per il futuro di tutti. Una forza che va al di là delle menzogne ideologiche, degli schemi di partito, degli interessi privati e collettivi, per attingere l’universalità nuda dell’umano.
Perché la sostanza di Francesco Murana è speranza, nonostante la chiara consapevolezza del male. «Non date un bicchiere di pioggia a chi desidera il mare»[4]. Ed è nel mare della verità che l’opera musicale e poetica di questo artista ci conduce. Il dono di un uomo che sa abbracciare la vita come una dolente e magnifica promessa di luce.
Alberto Giovanni Biuso
Alberto Giovanni Biuso è Docente di Filosofia all’Università di Catania.
[1] I Pescatori (non li puoi fermare).
[2] Penelope.
[3] Ulisse
[4] L’uomo e il Teorema,