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E’ lì, che fruga intorno, con gesti rallentati,

Lo sguardo perso e immobile a fissare chissà cosa…

Insegue e un po’ è inseguita da pensieri esagerati,

Chimere di una mente che non dorme e non riposa.

Raccolta in una giacca grande almeno due misure in più

Coi polsini ripiegati da cui spunta un fazzoletto

Fa scorrere parole, dice che non ne può più

Di una vita ormai arenata tra una poltrona e il letto.

Io guardo i suoi capelli trascurati, grigi e spenti

E provo a immaginarla in giorni belli e spensierati

Piena di giovinezza, tra balli e divertimenti,

a tutti i sogni in testa inutilmente coltivati.

 

                  Ritorno alle parole che mi dona sofferente

Forse in me cerca risposta a quelle sue domande serie

E mi confida piano il suo timore della gente

Tutte le incomprensioni, i dubbi, tutte le cattiverie.

La sua tristezza è un fiume che non riesco a contenere,

Travolge tutto e sfoga dentro il mare dei rimorsi,

Poi, si alza piano e versa trenta gocce in un bicchiere:

…venti anni di calmanti fanno vani i miei discorsi.

Nel disagio silenzioso percepisco l’impotenza

Che attanaglia la mia mente, non so più che cosa dire.

Certo, tacere è meglio che dire una scemenza

Ma lei vuole un consiglio, mi chiede di capire…

 

   Mi dice: “Lì, nel comò” e mi indica un cassetto

Lo tiro, è tutto pieno, lei mi dice: “guardi in fondo”.

Ci sono vecchie foto, tenute da un fiocchetto;

Gliele porgo e lei sussurra: “E’ qui tutto il mio mondo”.

Son tutte in bianco e nero, pochissime a colori:

Il fratello bersagliere disperso in Albania,

La sorella morta giovane, la cugina, i genitori,

Lei in moto col fratello, lei “a tre anni, in braccio a zia”.

E il primo viaggio a Roma, il Colosseo, Piazza Navona,

         La casa dove è nata, lei “col primo nipotino”,

         La prima vera amica, una ragazza di Savona,

         Poi lei, un cane ed una macchina, “era una Topolino…”.

 

               Guardo quei volti fissi, occhi grandi di stupore

            Mentre la stanza gonfia i sospiri del rimpianto

            Che sfoglia i tempi andati, gli anni, i mesi, i giorni, le ore,

            Piano il cu-cù sussurra che… è rimasta lei soltanto.

            A darle retta ti terrebbe tutto il giorno in quel passato,

            Tra foto grigio-seppia, tra vecchissimi sipari…

            A raccontare storie che il tempo ha allontanato

            Ma lei ha gettato l’ancora… per stare coi suoi cari.

            Ora sorride mesta e mi ringrazia per l’ascolto

            Le prometto di tornare, “venga presto che l’aspetto…”

            Mi congedo, esco per strada, ma negli occhi ho ancora il volto

            Di una donna che si è persa: prigioniera del suo affetto.

 
 
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