"I tre setacci?" domandò l’altro meravigliato.
"Ebbene –riprese Socrate- il primo setaccio, è quello della verità. Hai controllato che tutto quello che mi vuoi raccontare sia vero?" "No, l’ho sentito dire e…"
"Ma tu, sicuramente, l’hai controllato con il secondo setaccio: quello della bontà. Ciò che mi vuoi raccontare è buono?".
Un po’ esitante l’altro disse: "Beh!, proprio buono direi di no; anzi…"
"Allora –disse Socrate- andiamo al terzo setaccio. È necessario che tu mi riferisca questa cosa?".
"Necessario? Beh, necessario proprio no, ma… sai…". "So questo: tu non sai se è vera, sai che non è buona e sai che non è necessaria –riprese Socrate- quindi, amico mio, non disturbarti a raccontarmela".
Gli antichi Padri del deserto insegnavano: "Figliolo: La testa è come una città fortificata: poni sentinelle alle sue porte e controlla cosa entra attraverso le orecchie e cosa esce dalla bocca. Solo così non sarà espugnata e conserverai il valore che ha".
Ora non sono qui a scrivere che si deve parlare soltanto di cose serie, accademiche, roba da vivere con il mal di testa.
Ben venga anche stare sul leggero.
Il problema è quando si parla degli altri, quando si riferisce "quello che hanno fatto" o "quello che hanno detto".
È perfino banale (ma non guasta dirlo) che io metta in risalto che, se "l’altro" ti è antipatico o avversario ogni suo errore o livido è pura goduria. C’è gente che vive parlando della vita degli altri e non certamente per esaltarne le doti o celebrarne i traguardi. Stanno sempre e soltanto a parlare, parlare, parlare che, alla fine, è soltanto un puro esercizio di aerazione delle gengive a scapito dei nostri timpani. E tutto sul "mi hanno detto che"…
Ma non è tutto: certe volte inventano cose di sana pianta, senza un briciolo di sostegno su uno straccio di fatto. Evviva Socrate che con una battuta si è risparmiato un quarto d’ora di sofferto tempo perso e quel senso di malinconia che ti prende quando vedi che la misura del tuo vivere è mortificata dal pettegolezzo agghindato con la pelliccia della malignità. Ho conosciuto gente espertissima che quando riferisce le frasi della vittima di turno riesce anche a imitarne la voce e per ridicolizzarne le affermazioni le recita in falsetto.
Che talento…
"Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e vengano spinte da venti gagliardi, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole chi le manovra. Così anche la lingua: è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose. Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta può incendiare! Anche la lingua è un fuoco" (Lettera di Giacomo 3,2-6)