Una ventina d’anni fa, in Gran Bretagna, un uomo (lo chiamerò Jack) denunciò la propria moglie (la chiamerò Marian) perché, per anni, la consorte, gli servì a tavola… cibo per cani.
Marian alla fine del processo fu assolta e Jack condannato a risarcire i danni morali alla moglie e a pagare le spese giudiziarie.
Una sentenza singolare; non c’è che dire.
Ma perché Marian fu assolta ed addirittura riconosciuta come avente diritto a risarcimento?
Apparentemente una donna così merita di essere presa a calci da Reggio Calabria a Tarvisio eppure… l’apparenza inganna, ma, la giuria, non si è lasciata buggerare dalle apparenze che – evidentemente – erano tutte contro l’agire di Marian. Ha ascoltato la donna e, dalle sue parole è emerso che…
Jack e Marian avevano un cane e per lui compravano scatolette di bocconcini. Jack era un marito sempre scontento, con atteggiamento da padrone non solo "di casa" ma "di tutto". Offensivo nei confronti di Marian, spesso violento e, in preda all’alcool, la picchiava anche davanti ai figli che – al processo - confermarono tutto: una vita di angherie ed umiliazioni quotidiane.
Ma perché Marian dava al marito cibo per cani? Per vendetta?
No.
Marian spiegò – in lacrime - al giudice che, all’origine del gesto, stava un errore. Un giorno le capitò, per distrazione, di servire a tavola una scatoletta di cibo per cani con un bel contorno d’insalata. I ragazzi erano alla mensa della scuola e lei, soltanto quando ormai stavano pranzando, si accorse dell’errore. Jack divorò come un lupo (è proprio il caso di dirlo) la schifezza e sentenziò alla moglie: "finalmente hai preparato qualcosa di decente brutta scema!".
Non solo non s’era accorto di nulla ma… gli era anche piaciuto. E così accadde che, per stemperare il clima pesante e "tenerlo buono", Marian cominciò a "preparare", quello che per Jack era ormai "il pranzo preferito".
Poi è successo che il cane è morto e soltanto molti mesi dopo, Jack, per caso, vide nel secchio dell’immondezza un barattolo di cibo per cani.
Cattivo ma non stupido capì tutto ed ecco la denuncia.
Ma cosa trovava Marian in quel dare "cibo per cani" al marito? Una garanzia non di pace, ma almeno di "tregua" dalle vessazioni del marito; una scenata in meno dentro una vita fatta di urla, di insulti, di sesso dovuto, di botte…
Jack dovette ammettere alla giuria che –effettivamente- quella "carne in scatola" con l’insalata le piaceva e che al vederla riusciva pure a concedere qualche sorriso.
E da questa brutta storia di degrado cosa imparo? Anzitutto a non fidarmi delle apparenze e a non partire in quarta con i giudizi più feroci ma provare a cercare, anche dietro un gesto orribile cosa c’è dietro; il perché.
Dei fatti spesso ci accontentiamo di conoscerne la fine (e vai giù in picchiata con le sentenze) senza cercare il perché, l’inizio e il durante delle cose…
Così facendo, i "Jack", pur con il loro comportamento disumano e orribile possono indossare la mantellina della vittima, del "maschio sfortunato" in balìa di una moglie senza scrupoli.
Marian era una di quelle donne educate a sottostare alla stupida mentalità che "il marito è il marito e bisogna portarle rispetto, anche perché torna a casa stanco e dobbiamo accontentarlo".
Ho sentito donne dire cose così ad altre donne… tirando fuori anche orrende e blasfeme interpretazioni bibliche.
La verità è che certa gente, la scatoletta del cane, dovrebbe servirsela da solo.