"L’uomo si è sempre difeso. Sempre. Si è difeso dagli altri uomini, dalla natura; ed ha costantemente violentato la natura. Il risultato è una civiltà basata sulla forza, la sopraffazione, la paura, la dipendenza. Tutto ciò che il nostro progresso tecnico ci ha portato è un po’ di comodità ed un più alto standard… e strumenti di violenza per mantenere il potere. Siamo come selvaggi. Usiamo il microscopio come se fosse un manganello… no, anzi, peggio: i selvaggi hanno più spiritualità… appena facciamo un’importante scoperta scientifica noi la poniamo subito al servizio del male… ed in quanto allo standard di vita, una volta un saggio disse che il peccato è tutto ciò che non è necessario. Se questo è vero, allora tutta la nostra società è basata sul peccato. Sul non - necessario.
Ci siamo creati una spaventosa disarmonia, uno squilibrio –per così dire- del nostro sviluppo materiale e quello spirituale.
La nostra cultura è inadeguata. La nostra civiltà è fondamentalmente sbagliata figlio mio. Tu mi dirai che gli uomini dovrebbero studiare il problema e trovare –tutti insieme- una soluzione. Certo, si potrebbe fare se non fosse tardi. Già; troppo tardi.
Dio… sono così stanco di queste chiacchiere… parole, parole, parole… Bah!
Ora hai capito cosa voleva dire Amleto? Era stanco di tutti i ciarlatani… e lo sono anch’io…
Ma perché dico queste cose? Se solo qualcuno smettesse una volta di parlare, una volta tanto cominciasse a fare qualcosa… o almeno cercasse".
(Dal Film "Sacrificio" di Andrei Tarkovskij. Svezia 1986: monologo del personaggio Alexander, filosofo che non sa cos’è la vita ma che vorrebbe vivere).
"È che l’amore è una parola strana; vola troppo. Andrebbe sostituita… non sarebbe meglio chiamarlo "La Cosa?"… potrebbe diventare più concreto.
All’inizio Gabriella l’amavo, certo, all’inizio ho sempre amato… voglio dire che ho avuto degli attimi intensissimi, che al momento sembra ti lascino dei segni profondi, importanti… ma "La Cosa" non è questo; o meglio, non è solo questo: "La Cosa" è trasformazione, percorso, crescita insieme. È un patto di sangue stipulato tra due persone e forse, prima ancora, dal destino. "La Cosa" è l’Amore. Ma no, è un’altra qualità dell’amore… una qualità che non rimpiange gli attimi perché diventa la vita…
Non so se avrò mai la fortuna di farlo questo patto…
Forse ci vorrebbe un uomo…
Cento volte ho provato a cambiare, a cominciare daccapo, a "reincarnarmi",
ma… mi sono sempre reincarnato senza di me…
Ecco… senza aver avuto una realtà, io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi.
Ci sarà senz’altro il modo di fare "la Cosa"; altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini, degli involucri, mai persone…
Magari dei personaggi, simpatici, affascinanti, mai persone…
Ma se è così, l’amore non sarà mai materia… terra…"Cosa"…
Sarà sempre una parola che vola, una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza…"
(Il Grigio, primo atto. Di Giorgio Gaber, 1989).
Ora, dopo aver citato questi due colossi, io, secondo te, cosa dovrei inventarmi? Nelle parole di Alexander ed in quelle di Giorgio Gaber vibra un bisogno, un’attesa, un anelito che guarisca questa mediocrità, questa malattia umana che abbiamo: l’incapacità di essere e quindi di saper amare. Alexander e Gaber mi sembrano essere in un atteggiamento di profonda onestà: non stanno lì, a giocare con le parole, vanno al dunque. Alexander dice chiaramente che la nostra società è vuota e mostruosa; così mostruosa che sa indossare maschere di solidarietà ed altruismo senza rinunciare alla mostruosità.
Gaber, come un novello Diogene, cerca un uomo che sia capace dell’Amore…
Ma entrambi dicono che per saper vivere e saper amare, prima…bisogna imparare ad essere. Qui si inserisce il Cristo quando ha la pretesa di dire: "Io sono la Verità, la via, la vita: Amatevi come io vi ho amati".