Pubblicato su "L'Arborense" n° 39. 11 novembre 2007.
Caro diario, l’altro giorno una persona mi fa: "Io la leggo sempre sa? Lei è di destra; e questo mi dispiace molto" Non mi ha dato neanche il tempo di chiedere che mi ha voltato le spalle e mi ha lasciato lì, a ripensare alla telefonata di una che mi diceva che ero "troppo evidentemente di sinistra". Mi sento intimidito a dire qualcosa… addirittura a provare ancora ad avere un opinione sulle cose, senza che queste siano legate tra loro da vecchi schemi, equazioni di pensiero che –pur se inconfessati- soggiacciono alla percezione che abbiamo degli altri e delle loro parole. La ciliegina sulla torta sono quelli cosiddetti "di centro": Io per loro sono sempre stato "troppo di qualcosa" per essere considerato "uno di loro". Oddio: Sono costretto tra essere "o di destra o di sinistra".
"Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?" Cantava, giustamente, qualche anno fa Giorgio Gaber, artista a tutto tondo, attore e cantante da cui ho ricevuto tanto?
Quello che ci uccide sono i luoghi comuni, le parole, che ormai non è che si sappia bene cosa vogliano dire. Si, perché tutti PARLANO le stesse cose. Ho scritto "parlano" e non "dicono" perché ormai si parla anche senza dire niente. O tutto…
Il massimo (di questi tempi) è stare al bar durante il Telegiornale (uno qualunque, senza scelte). Parlano tutti di "WELFARE". Ed io guardo la gente; quelli che stanno diventando "i futuri poveri" e manco lo capiscono perché li fregano con queste parole che alle loro orecchie suonano come una località di villeggiatura. Welfare o Waterloo o Tex Willer, per loro che differenza c’è? Non hanno "coscienza di classe". Ecco: adesso ho detto una cosa di sinistra. Anzi, ormai è di estrema sinistra, con un’amara analisi aristocratica di destra, mista ad un pizzico di nichilismo anarchico/qualunquista. La politica, da quando non esiste, ha la voce ancora più forte; ha imparato a cantare. Anche se ciò che canta non è un testo: solo sillabe. Però a suon di sillabe sgangherate e di parte, riempie lo spartito e, alla fine, sono tutti loro, i politici, a raccogliere i diritti di questa "SIAE" che è solo per loro. La politica non è un dovere, non è un diritto, è una condizione, un privilegio. Una carriera lautamente pagata. Parlano di "Modello tedesco", "Modello Francese"… Del modello "Dell’animaccia loro" non ne parlano mai. Il modello che voglio è quello che se ne vadano a casa tutti quelli che abbiamo visto in TV per più di cinque anni. In Italia la politica è un mestiere, ed anche per l’Onorevole più onesto, alla fine è un vero investimento che non delude.
Quando hanno eletto Papa Benedetto XVI un macello di gente ha storto il naso perché "è di destra". Ultimamente è intervenuto sul tema del precariato nel mondo del lavoro che mortifica e pone troppe difficoltà ai giovani ed è diventato "di sinistra". Neanche il Papa si salva da questi schemi. L’altro giorno s’è lasciato prendere la mano ed ha invitato tutti "a pagare le tasse"… E se, ufficialmente, tutti plaudono ad un Pontificato così "sensibile al senso civico", io, conoscendo gli italiani, penso che quando parli di pagare le tasse si scocciano sia a destra che a sinistra e centro compreso che, conoscendo la remissione dei peccati, con dieci "Ave Maria tasca plena" sopperisce al Mod. 740…
Aveva ragione Gaber: "Far la doccia nella vasca è di destra, la doccia invece è di sinistra. Il culatello sono certo che è di destra, la mortadella invece è di sinistra". Ed io?