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Ghilarza ed Abbasanta. Maggiorenni all'anagrafe PDF Stampa E-mail

Publicato su "L'Arborense" n° 40. 18 novembre 2007 

Caro diario, leggo nella cronaca della nostra provincia: "denunciati sette giovani in festa di leva, sorpresi dalle Forze dell’Ordine ad imbrattare le strade di Ghilarza ed Abbasanta". Per caso lo stesso giorno mi trovo a Ghilarza e vedo con i miei occhi che lo scempio va ben oltre la descrizione. Le scritte e il danno alla collettività sono enormi, a parte l’immagine che uno sparuto gruppo dà non solo di se stesso ma dell’intera popolazione.

Sono stato Parroco a Sorradile e Bidonì per cinque anni; ed ogni anno, puntualmente, scendendo a Ghilarza ho assistito a questa imbrattatura che a quanto pare nessuno è in grado o vuole seriamente contrastare. Questi sbarbatéi inconsapevoli e amorfi li inviterei a leggere ciò che di Ghilarza e Abbasanta dice la storia: i fatti, i personaggi che vi sono nati o vissuti, il loro contributo per il bene comune, la loro intelligenza e la loro fatica che spesso è andata a beneficio non solo di questi due paesi, ma che in qualche caso ha finanche varcato il confine del mare.

Non possono essere davvero così ingenui e così illusi e ignoranti da credere che nei loro barattoli di calce e nei loro pennelli da imbianchini abusivi e fuori orario ci sia una sola goccia di cultura o, peggio ancora, di "tradizione".

Cosa vogliono fare del loro paese? Che sulla guida del Touring Club mettano di visitare questi "ridenti centri" all’indomani delle loro brutture? E poi che faranno?

Una volta capito che questo mondo funziona "a soldi e non a chiacchiere" si costituiranno in cooperativa e vorranno il copyright della volgarità pretendendone i diritti?

Mi rivolgo direttamente a voi cari inconsapevoli e amorfi, imitatori di stupidità a voi precedente ma che dimostrate di aver bene appreso, discepoli attenti e ossequiosi di maestri che oggi son divisi in due gruppi: quelli che l’hanno fatto e oggi se ne vergognano e quelli che "se ne vantano" ancora e che strisciano, scialbi e irrilevanti, sulla loro quotidiana assenza di credibilità, condannati dalla loro stessa incapacità di scelta e giudizio, a respirare da villici quella manciata di anni che si chiamano "vita".

Siete soltanto l’immagine degradata del lassismo che imperversa: I ballerini di turno sull’annuale palco della stupidità più ottusa, ripetitiva e banale.

I soldi che serviranno a ripristinare le cose che avete danneggiato, il Comune li avrebbe potute impiegare per –a titolo di esempio- un "corso di pittura", mettendovi in mano ben altri pennelli per ben altri risultati.

Non vi fate amare: Non siete né goliardici né trasgressivi, perché ormai lo sappiamo che ogni anno la perpetua stupidità offrirà il suo tributo di calce su ogni dove possibile… e voi, così bisognosi di far vedere che ci siete, voi che non ascoltate nessuno, né sindaci, né marescialli, né professori, né padri e madri, né fratelli maggiori, né parroci, né –son sicuro- i vostri stessi compagni di leva che a queste scemate non sono disposti a partecipare, avete vissuto il vostro momento di "servi della gleba del mito della leva" perché il danno e la stupidità si perpetuino a scapito di chi, tutti i giorni, costruisce, pulisce e decora anche per voi.

Siete diventati maggiorenni, ma solo all’anagrafe: La maturità conosce altri tempi e voi dimostrate di esserne ben lontani, vittime di un benessere usato male e immeritato. Essere adulti è ben altro e quindi… c’è un bel niente da festeggiare: "Sa Leva" … Kandu t’intendu!

 
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